Imprese artigiane: duro colpo per l’edilizia

Imprese di pulizia, tatuatori, giardinieri, agenzie per il disbrigo delle pratiche, meccanici industriali, sarti per cerimonie, panettieri e pasticceri: questi alcuni dei mestieri artigiani che, a dispetto della dura selezione della categoria che continua ormai da anni, resistono e crescono, raggiungendo alla fine del 2017 numeri consistenti.

Come emerge dalla fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere sull’imprenditoria artigiana, le imprese del comparto che si occupano di pulizia degli edifici sono aumentate di oltre 6.000 unità tra dicembre 2012 e dicembre 2017. Nel settore dei servizi alla persona, gli specialisti di tatuaggi e piercing sono oltre 4.000 in più di cinque anni fa. In forte aumento anche i giardinieri (quasi 3.400 in più), le agenzie di disbrigo pratiche (quasi 2.000), i meccanici industriali (+1.854), i sarti per cerimonie (+1.451), i panettieri e pasticceri (+1.355). In crescita anche le imprese artigiane che si occupano di confezione di accessori di abbigliamento, quelle che curano le disinfestazioni, i parrucchieri ed estetisti, i sarti, i tappezzieri e i carpentieri.

Sotto il punto di vista delle imprese artigiane registrate, sembra che a pagare il prezzo della crisi siano state soprattutto le professioni che gravitano attorno al settore dell’edilizia: negli ultimi cinque anni il numero dei muratori è crollato di 2.425 unità, quello degli imbianchini e dei vetrai di 5.869, quello dei falegnami di 2.110 e quello dei serramentisti di 3.087. Il bilancio è negativo anche per i tappezzieri (-1.098), per i carpentieri (-4.998), per i fabbri (-2.653), per gli idraulici (-3.100) e per gli elettricisti (-6.061), tra i più colpiti in assoluto insieme ai piastrellisti (-6.236), secondi soltanto a chi si occupa del trasporto di merci su strada (-13.725).

Nel loro complesso, al 31 dicembre 2017, le imprese artigiane registrate sono 1.327.180, con 80.836 nuove iscrizioni nell’anno e 92.265 cessazioni. Nonostante i segnali di ripresa, la crisi non è però ancora definitivamente alle spalle. Sono infatti in calo le cessazioni di impresa, che si attestano sul livello minimo del decennio, ma risultano in calo anche gli italiani che decidono di intraprendere una attività imprenditoriale e il dato registrato nell’anno appena chiuso è il più basso del decennio che ci lasciamo alle spalle. La differenza tra iscrizioni e cessazioni di attività segna pertanto anche per il 2017 un saldo negativo di poco superiore alle 11.000 imprese, con un -0,85 % rispetto all’anno precedente. Negli ultimi anni il trend di diminuzione dello stock di imprese si è ridotto, ma dal 2012 a oggi, quando l’anagrafe segnava 1,4 milioni di imprese artigiane, si registra una diminuzione di oltre 110.000 unità, con una riduzione percentuale vicina all’8%: una media di oltre un punto percentuale all’anno.

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Redazione ColoreHobby.it
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