Colore & Hobby - Ed. 439 febbraio 2024

Le vernici industriali in polvere o liquide Le VERNICI IN POLVERE sono un tipo di rivestimento industriale che viene applicato in forma di polvere secca sulla superficie di un oggetto e successivamente fuso per creare uno strato solido e uniforme. Questo processo è noto come rivestimento a polvere e offre diverse caratteristiche vantaggiose. Sono generalmente considerate più ecologiche rispetto alle vernici liquide, poiché non contengono solventi volatili organici (VOC) e ciò riduce le emissioni di sostanze inquinanti nell’aria. Il processo di cottura a polvere richiede meno energia rispetto a quello di essiccazione delle vernici liquide, contribuendo a un minor impatto ambientale e a un risparmio energetico. Le vernici in polvere hanno spesso un’elevata adesione al substrato, che può essere metallo, plastica, vetro o legno. Questa adesione robusta contribuisce a una maggiore durata del rivestimento. Sono generalmente resistenti a sostanze chimiche aggressive e offrono una buona resistenza all’abrasione, all’usura, alla corrosione e agli agenti atmosferici. Le vernici in polvere sono disponibili in una vasta gamma di colori e finiture, tra cui opache, lucide, strutturate e metalliche, consentendo una maggiore flessibilità estetica. Durante il processo di applicazione, l’effetto Faraday aiuta a garantire una copertura uniforme, anche su superfici complesse o con angoli difficili da raggiungere. Il materiale in eccesso durante l’applicazione può essere raccolto e riutilizzato, riducendo gli sprechi e i costi. Dopo l’applicazione, il processo di cottura a polvere consente un rapido indurimento del rivestimento, riducendo i tempi di fermo macchina e accelerando i proATTUALITÀ VERNICI INDUSTRIALI Le vernici in polvere si possono suddividere in due categorie: termoplastiche e termoindurenti. I sistemi termoplastici sono costituiti da leganti ad alto peso molecolare che fondono e si dilatano per effetto del calore, ma non modificano la loro composizione quando solidificano per raffreddamento. Le proprietà di questi prodotti sono determinate unicamente dal tipo di resina utilizzata. Quando fondono, presentano una viscosità molto elevata che non permette loro di bagnare in modo ottimale il supporto e che comporta quindi un’adesione non particolarmente buona. Inoltre, essendo dure e tenaci, la loro macinazione (necessaria per ottenere granulometrie adatte all’applicazione in film sottili), risulta difficile e costosa. Per questo motivo vengono spesso utilizzate ad alto spessore mediante sinterizzazione a letto fluido. I leganti più utilizzati nei sistemi termoplastici sono polietilene, polipropilene, poliammidiche (Nylon), viniliche (PVC), cellulosiche (CAB), poliesteri termoplastici e fluoro carboniche (Kynar). In questi sistemi, non essendoci alcun processo di reticolazione, questo risulta reversibile; riscaldando il film applicato, questo si ammorbidisce e, con temperature troppo elevate, si può degradare irreversibilmente. I sistemi termoindurenti differiscono da quelli termoplastici in quanto sono costituiti da resine solide a basso peso molecolare. Necessitano di indurenti reattivi per poter reticolare per effetto della temperatura e dar luogo a composti ad alto peso molecolare dotati di struttura irreversibile. Il rivestimento ottenuto, sottoposto nuovamente all’azione del calore, non rammollisce e non modifica la sua struttura. Queste polveri permettono di ottenere film più sottili di quelle termoplastiche, paragonabili a quelli delle pitture liquide, con caratteristiche e proprietà talvolta anche superiori. Rappresentano i prodotti più diffusi sul mercato e quelli che, negli ultimi venti anni, hanno avuto la più rapida espansione tecnologica. Le principali famiglie chimiche che fanno parte dei sistemi termoindurenti sono epossidiche, poliesteri (ß - HAA), poliuretaniche (aromatiche e cicloalifatiche), acriliche, epossi-siliconiche, poliestere - anidride. TERMOPLASTICHE E TERMOINDURENTI

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