Colore & Hobby - Ed. 440 marzo 2024

COLORE & HOBBY |119 sicurezza per sé e per le generazioni future, la proprietà di casa è uno status da conseguire anche a costo di sacrifici, poiché è un investimento che ha prodotto negli anni un ritorno securizzante, prevalendo sulla sola valutazione finanziaria. Negli anni si sta però allargando la forbice tra valore sociale e valore economico della casa e cresce il malessere sociale: inflazione, riduzione del potere di acquisto e conseguente impoverimento della popolazione, rialzo dei tassi di interesse, maggiore onerosità dei mutui sono fenomeni concatenati che hanno fragilizzato la funzione sociale della casa, rendendo più difficile l’accesso a questo bene. Bisogna poi aggiungere tasse e imposizioni fiscali, costi di mantenimento e gestione crescenti e, ultimo ma non per importanza, le previsioni di ulteriori costi da sostenere per far fronte alle disposizioni comunitarie sull’efficientamento energetico della tanto discussa Direttiva Case Green. La casa, dunque, rischia di diventare un centro di costo che incide eccessivamente sul bilancio delle famiglie, a discapito della sua funzione di sicurezza, finora prevalente per gli Italiani. Viste le trasformazioni sociali già in atto, la casa può tramutarsi da fattore di agio in fattore di disagio: se il carico gestionale e impositivo sugli immobili continua a crescere, a fronte di un generale impoverimento della popolazione, viene a scemare anche la funzione protettiva della casa e il suo tradizionale ruolo di salvaguardia del benessere individuale e familiare. Una spirale che deve essere interrotta, affinché il bilancio costi/benefici, finora a vantaggio della proprietà della casa, non si inverta, influendo negativamente sulla prevalente inclinazione degli Italiani a essere proprietari. Nonostante lo scenario critico che riguarda la casa, la contrazione delle compravendite e dei mutui ipotecari, la casa resta però uno dei principali desideri degli Italiani, anche dei più giovani: oltre tre quarti dei 18-34enni concorda che dalla proprietà di un’abitazione possa derivare una condizione di sicurezza e stabilità. Rallenta il mercato immobiliare L’aumento dei prezzi e le politiche restrittive decise in questi ultimi mesi hanno influenzato l’atteggiamento di famiglie e operatori economici verso consumi, risparmio e investimenti. La stretta dei tassi di interesse per contrastare le spinte inflazionistiche ha reso più onerosi e di difficile accesso i mutui a tasso fisso e variabile. Ed è proprio l’andamento rallentato del mercato immobiliare in Italia a rivelare le decisioni di acquisto e di investimento delle famiglie. Nel primo trimestre del 2023 le compravendite sono diminuite dell’8,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-10,2% nelle città capoluogo), mentre nel secondo la diminuzione è stata del -16,0% (17,2% nelle città capoluogo). Riguardo ai prezzi, si registra un incremento dell’1% nel primo trimestre, che scende nel secondo trimestre a +0,7%. Per il 2023 rispetto all’anno precedente ci si aspetta una riduzione del 13,8% delle compravendite di prime case e del 2,5% di quelle delle seconde case fra privati. Nel complesso, gli acquisti per i fabbricati abitativi si dovrebbero contrarre del 10,5%. Il numero dei mutui che si stipula per l’acquisto di abitazioni dovrebbe flettersi del 23,8%. Il rialzo dei tassi di interesse è un impedimento per l’accesso all’acquisto della casa per il 59,8% degli Italiani non ancora proprietari di un’abitazione. Più in difficoltà gli aspiranti proprietari che risiedono nel Nord-Ovest del Paese (65,3%) o tra i più giovani (61,9% dei 18-34enni e dei 35-64 anni, contro il 50,8% dei 65enni e oltre). I proprietari per cui la maggiore onerosità dei tassi ha reso più difficile il pagamento delle rate sono, invece, il 35,9%. Ancora una volta sono i più giovani in maggiore affanno (42,6% di 18-34enni contro il 39,5% dei 35-64enni e del 26,1% dei 65enni e oltre), mentre è tra i residenti delle regioni centrali (41,4%) e del Sud e isole (37,2%) che si manifesta una maggiore difficoltà a onorare le rate, rispetto al Nord del Paese (32,2% nel NordOvest e 33,4% nel Nord-Est).

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