Colore & Hobby - Ed. 441 aprile 2024

COLORE & HOBBY |39 LUCA MACARRA MARCO MERONI Non si tratta, beninteso, di una associazione di ‘negozianti’, bensì di un gruppo di distributori professionali la cui clientela è composta prevalentemente da imprese ed artigiani. È sempre stato complesso in Italia distinguere in modo chiaro queste figure e molto spesso si fa una certa confusione anche se il mondo del ‘DIY’ è chiaramente differente per gestione e impostazione strategica e operativa. C’era bisogno di una associazione distributiva in Italia? Sul fronte dei produttori esistono, come noto, associazioni specifiche per il mondo del colore, come AVISA e ASSOVERNICI, della quale, peraltro, sono stato uno dei quattro fondatori nel febbraio del 2010. In Italia non esisteva fino ad oggi uno ‘specchio’ sul versante della distribuzione professionale. La frammentazione del mercato italiano sul fronte distributivo è superiore a quella del fronte produttivo non solamente in termini numerici, ma anche dal punto di vista delle dimensioni. Penso sia necessario unire le forze per migliorare e qualificare la distribuzione, per poter avere voce in capitolo nel dialogare con l’Industria e con le Istituzioni su argomenti di carattere comune. Può fare un esempio ai lettori di Colore & Hobby? Per esempio, il distributore è spesso responsabile in solido con il produttore nel momento in cui immette sul mercato un prodotto. Esistono normative molto precise al riguardo. Nella maggior parte dei casi accade che i distributori agiscano in modo totalmente diverso fra loro o che, addirittura, non intraprendano nessuna delle azioni necessarie. Occorre, quindi, aumentare la consapevolezza della distribuzione per poter migliorare non solo il livello di servizio offerto al cliente ma anche per elevare la qualità stessa del mercato. In questo senso ritengo che la presenza di una associazione distributiva non possa che giovare anche all’industria stessa che potrà dialogare su aspetti comuni riguardanti appunto il modo di operare sul mercato che comune lo è già. Che evoluzione pensa che potrebbe avere ADIVER? Per ottenere risultati apprezzabili ci vorrà naturalmente del tempo e, del resto, anche sul fronte produttivo ci è voluto tempo prima che si realizzassero certi progetti che oggi sono maggiormente consolidati. Provenendo da una lunga esperienza in ambito produttivo ho potuto comprendere a fondo i meccanismi che muovono le scelte e le strategie e le conseguenti azioni che poi passano inevitabilmente dal sistema distributivo. Del resto fin dai miei primi passi nel mondo delle vernici sono sempre stato un fautore dello sviluppo distributivo, determinando credo anche un certo cambiamento nell’approccio al mercato. Chi sono i primi rivenditori che hanno creduto in ADIVER? La sfida di ADIVER mi appassiona molto, così come trovo grande passione anche da parte dei miei primi compagni di ventura che sono Luca Macarra di Mister Mac, vicepresidente; Marco Meroni di Decom, tesoriere e gli altri fondatori: Umberto De Francesco e Andreas Plank di Proficolor; Francesco Straudi di Straudi; Daniele Bottoli di Edilcolor; Remo Giolo di Giolo Center; Valentino Mangini di Finish Village. Abbiamo già molti distributori in attesa di entrare in ADIVER e sono certo che faremo cose importanti e qualificanti per il mercato. Quali sono le prime azioni che vi proponete di fare? Potremo ampliare la nostra conoscenza sulle reali dimensioni del settore distributivo e sulla sua geografia considerando anche le diverse merceologie e i diversi mercati, compresi quelli dell’industria e del legno. Potremo dialogare con altre associazioni artigianali e con gruppi distributivi internazionali laddove presenti. Come ogni associazione il successo si basa sul fattivo contributo che ognuno saprà dare per poter crescere e migliorare. Non sarà un percorso facile, ma proprio per questo è, forse,w ancora più attraente. I bilanci li faremo più avanti. Per ora ci dobbiamo rimboccare le maniche per modellare questa nuova creatura. Forza ADIVER! .

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