COLORE & HOBBY |121 Il rosa Baker-Miller è una tonalità molto specifica di rosa famosa per i presunti effetti calmanti su comportamento e fisiologia umana. Il colore ha attirato l’attenzione soprattutto negli anni ’70 e ’80, quando venne sperimentato in contesti reali come carceri e spogliatoi sportivi con l’idea di ridurre aggressività e tensione. Il colore fu definito scientificamente da Alexander Schauss che basò il suo lavoro su studi precedenti sulla relazione tra colore, emozioni e fisiologia. Schauss era particolarmente ispirato dal lavoro dello psichiatra svizzero Max Lüscher, il quale riteneva che le preferenze cromatiche riflettessero stati psicologici e fisiologici. Schauss rovesciò questa prospettiva: se la scelta del colore rispecchia uno stato interno, forse il colore stesso può influenzarlo. Negli esperimenti del 1978, Schauss e il suo assistente John Ott mostrarono a soggetti cartoncini colorati per osservare l’effetto su forza muscolare, battito cardiaco e respirazione. In molte situazioni la particolare sfumatura di rosa che poi sarebbe diventata Baker-Miller Pink sembrò ridurre temporaneamente la forza muscolare e abbassare i segnali di attivazione fisiologica rispetto ad altri colori. La miscela che diede vita a questo tono venne preparata mescolando vernice bianca al lattice per interni con vernice rossa semilucida per esterni ottenendo una tonalità simile alla gomma da masticare ufficialmente codificata come R:255, G:145, B:175. Esperimenti... colorati Nel 1979, Schauss convinse i direttori di un istituto correzionale navale a dipingerne alcune celle di questa tonalità, per osservare gli effetti sui detenuti. Secondo i rapporti originali bastarono circa 15 minuti di esposizione perché gli abitanti della cella mostrassero meno aggressività percepita. L’esperimento suscitò curiosità e portò alla diffusione del colore in altri contesti: in alcune carceri e drunk tank (celle di attesa per persone ubriache), ma anche in ambienti carcerari e clinici in Europa, dove si provarono versioni simili del rosa per calmare giovani agitati o pazienti psicologici. Negli anni ’80 l’uso del rosa si estese anche al mondo dello sport: per esempio, la University of Iowa dipinse gli spogliatoi della squadra ospite con il rosa Baker-Miller nella speranza che il colore potesse “ammorbidire” gli avversari prima delle partite. Questo gesto divenne una sorta di leggenda culturale, generando reazioni contrastanti e discussioni su sessismo e stereotipi, tanto che in seguito vennero adottate regole per uniformare i colori degli spogliatoi. Il colore entrò anche nella cultura pop e nella discussione sui colori evocativi: per alcuni media e opinioni pubbliche moderne è diventato l’emblema di un’idea suggestiva, seppur controversa, secondo cui il colore possa “condizionare” l’umore o la forza psicologica di chi lo guarda. I risultati scientifici sul rosa Baker-Miller sono stati ampiamente discussi e spesso contraddittori. Studi successivi, inclusi tentativi controllati in carceri come quella della contea di Santa Clara (California), hanno osservato che l’effetto calmante era temporaneo o addirittura nullo, con alcuni detenuti che si irritavano o reagivano negativamente dopo esposizioni prolungate. Ricerche più recenti non hanno replicato in modo consistente i benefici originali e molti psicologi moderni sottolineano che le associazioni culturali con il colore (es. rosa come simbolo “femminile”) possono influenzare la percezione più della tonalità in sé. Inoltre, esperimenti ben controllati nel XXI secolo non hanno trovato evidenze robuste che il Baker-Miller Pink riduca l’aggressività o la pressione sanguigna in modo replicabile. Oggi il rosa Baker-Miller è più un simbolo culturale e un aneddoto nella psicologia del colore che una soluzione scientifica accettata. Alcuni spazi carcerari in Europa includono ancora celle dipinte di rosa, ma il valore terapeutico di questa pratica resta controverso e non consolidato da prove definitive. .
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