MODALITÀ LETTURA COLORE & HOBBY |3 EDITORIALE C’è una fase, nei grandi cambiamenti normativi, in cui le direzioni sono chiare ma i contorni continuano ad aggiustarsi. Le direttive europee sulla sostenibilità lo dimostrano: tra revisioni, slittamenti e chiarimenti applicativi, il percorso resta dinamico, ma il senso di marcia non cambia. Il 2026 si avvicina come un passaggio importante per le imprese europee e per l’intera filiera del colore e dell’edilizia leggera, dentro un processo che sta progressivamente ridefinendo priorità e responsabilità. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita esponenziale delle normative ESG, che definiscono le prestazioni di sostenibilità delle aziende in campo ambientale, sociale e di gestione aziendale. Ma ciò che si profila all’orizzonte è qualcosa di più profondo. L’Europa sta ricalibrando il baricentro, alleggerendo alcuni aspetti della rendicontazione narrativa e spostando l’attenzione su ciò che conta davvero per il mercato e per la finanza: dati ambientali misurabili, tracciabili, comparabili. Dal reporting ai prodotti, l’asse si sposta con decisione. I materiali da costruzione saranno chiamati a dimostrare, lungo l’intero ciclo di vita, le proprie prestazioni ambientali. Strumenti come il Passaporto Digitale di Prodotto diventeranno sempre più centrali, così come indicatori tecnici quali carbon footprint, LCA e criteri di circolarità. Non si tratterà più di dichiarare un impegno, ma di documentarlo con precisione. Il 2026 sarà anche l’anno in cui molte direttive europee troveranno piena attuazione. Il recepimento della direttiva “Case Green” (EPBD IV) segnerà una tappa fondamentale nel percorso di decarbonizzazione del patrimonio edilizio, incidendo su progettazione, efficienza energetica e scelta dei materiali. In parallelo, il mondo finanziario alzerà ulteriormente l’asticella: banche e istituti di credito richiederanno informazioni ESG più strutturate e verificabili, influenzando accesso al credito, condizioni economiche e valutazione del rischio. Per il nostro settore tutto questo non è uno scenario astratto. È una chiamata alla responsabilità e all’innovazione. Le pitture possono contribuire alla qualità dell’aria indoor, alla durabilità delle superfici, alla riduzione dei consumi energetici attraverso cicli termoriflettenti o sistemi integrati di isolamento. Possono allungare la vita degli edifici, ridurre manutenzioni, migliorare comfort e salubrità. La sostenibilità, oggi, passa anche da qui: dalla capacità di progettare cicli tecnici documentati, performanti, misurabili. Il colore non è più solo finitura: è parte integrante della strategia ambientale dell’edificio. E forse la vera sfida del 2026 sarà proprio questa: trasformare l’obbligo normativo in cultura di filiera, facendo della trasparenza un valore competitivo e della competenza tecnica il nostro tratto distintivo. VIERI BARSOTTI Ascolta gli altri editoriali nel programma PETROLIO Nel 2026 la sostenibilità diventa misurabile: meno dichiarazioni, più dati. Normative, finanza e prodotti ridisegnano il settore. Anche pitture e cicli tecnici sono protagonisti del cambiamento.
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