Colore & Hobby - Ed. 457 gennaio/febbraio

Sostenibilità ed economia circolare sono basi fondamentali su cui costruire strategie efficaci per contrastare le complesse sfide ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo. In un panorama comunicativo dominato da claim green che popolano etichette di prodotti, pubblicità e materiali promozionali, si rende necessaria un’analisi approfondita del linguaggio associato, spesso caratterizzato da ambiguità e genericità. Claim ambientali: conoscerli per comprenderli Le affermazioni ambientali utilizzate nel marketing di prodotti come vernici e pitture decorative meritano un’attenzione particolare, poiché non sempre corrispondono a standard verificabili e trasparenti. Il Regolamento europeo CE 1272/2008, comunemente noto come CLP (Classification, Labelling and Packaging), stabilisce con precisione che espressioni quali “non tossico”, “innocuo” o “non inquinante” non possono essere impiegate a meno di una classificazione chimica specifica e documentata. Tali termini, infatti, rischiano di generare una percezione distorta, suggerendo implicitamente che prodotti privi di tali indicazioni siano intrinsecamente pericolosi. Nell’industria delle pitture, i progressi tecnologici degli ultimi decenni hanno portato alla formulazione di prodotti a base acqua, che oggi costituiscono circa l’80% del mercato europeo, con componenti pericolosi ridotti al minimo o assenti, garantendo così una maggiore sicurezza per la salute umana, animale e per gli ambienti di applicazione, inclusi quelli domestici gestiti da utenti non professionisti. Un altro esempio significativo è il mali” riflette una prassi standard in Unione Europea, dove i test sono limitati a casi indispensabili per ottemperare al Regolamento REACH, privilegiando dati alternativi. Infine, per i composti organici volatili (COV), che evaporano come vapori durante l’essiccazione, tutte le pitture decorative commercializzate in Europa rispettano limiti massimi imposti per legge, con valori obbligatoriamente riportati in etichetta. Processi delle 5R: la struttura operativa dell’economia circolare L’applicazione pratica della sostenibilità si estende ben oltre le scelte di acquisto, radicandosi nei processi quotidiani e industriali che gestiscono risorse e rifiuti. Questi si organizzano in una gerarchia nota come 5R, che delinea un percorso logico e sequenziale per minimizzare gli impatti. La “riduzione” occupa il vertice come strategia primaria e a lungo termine, intervenendo direttamente alla fonte attraverso scelte politiche e comportamentali che limitano la produzione di rifiuti: si pensi a imballaggi ridotti al minimo, prodotti sfusi o riutilizzabili, con un ruolo centrale per le normative pubbliche nel definire linee guida vincolanti. Il “riuso” segue come azione immediata e conservativa, consistente nel riutilizzare oggetti, contenitori o attrezzature per lo scopo originario senza alterarne la forma, favorendo l’emergere di mercati secondari, piattaforme di sharing economy e reti di baratto comunitarie. Il “riciclo” interviene sui veri scarti, smontandoli e riconvertendoli in nuovi materiali dello stesso livello qualitativo -ad esempio, plastica in plastica o carta in carta- con benefici evidenti in termini di conservazione delle risorse naturali, pur richiedendo un claim “esente da piombo”, che appare ridondante e privo di valore aggiunto. La commercializzazione di pitture decorative contenenti piombo è vietata in tutti i Paesi europei da oltre quarant’anni, con i composti del piombo eliminati progressivamente già a partire dagli anni Sessanta per pigmenti e negli anni Ottanta per siccativi e tracce residue. Affermazioni di questo tipo, estese a qualsiasi sostanza “non contenuta” quando già bandita dalla normativa, risultano non solo superflue ma potenzialmente fuorvianti per il consumatore. Parimenti, l’indicazione “amico del Pianeta” richiede evidenze quantitative puntuali e riferimenti normativi precisi per evitare accuse di comunicazione scorretta; va tuttavia riconosciuto che i prodotti vernicianti svolgono un ruolo concreto nella sostenibilità, applicandosi per proteggere superfici, manufatti e strutture industriali, con un effetto di prolungata durabilità che riduce il fabbisogno di risorse e materiali nel tempo. Termini quali “ecologico”, “naturale” o “organico” emergono frequentemente, mutuati dal settore alimentare, ma si rivelano eccessivamente generici senza un’analisi completa del ciclo di vita del prodotto. Una pittura è intrinsecamente “organica” in quanto basata su composti carboniosi, ma la sua produzione implica processi fisici e chimici complessi e ad alto consumo energetico, come l’estrazione e la raffinazione di biossido di titanio o carbonato di calcio per formulazioni a base calce. Il claim “vegano” solleva ulteriori questioni, richiedendo certificazioni rigorose: gran parte delle pitture si basa su sostanze sintetiche o minerali inorganici, ma alcune incorporano derivati animali come glicerolo, caseina dal latte o cere di lanolina. L’affermazione “non testato su aniCOLORE & HOBBY |97

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