COLORE & HOBBY |109 Dopo due anni di espansione, il mercato dei beni durevoli in Italia registra un’inversione di tendenza. Secondo il 32° Osservatorio annuale 2025 di Findomestic Banca, realizzato in collaborazione con Prometeia, a fine anno il comparto segna un calo del 2,3% in volume e del 2,4% in valore, con una spesa complessiva che scende da 79 a 77,1 miliardi di euro. Il dato appare ancora superiore ai livelli pre-pandemici (+11,4% rispetto al 2019), ma l’incremento è imputabile quasi esclusivamente all’effetto prezzi: negli ultimi sei anni l’inflazione cumulata sui durevoli ha sfiorato il 20%. In termini reali, i volumi risultano inferiori del 6,8% rispetto al periodo pre-Covid. In altre parole, si spende di più ma si acquista meno. A determinare il segno negativo è soprattutto il comparto della mobilità, che rappresenta il 57% della spesa complessiva delle famiglie in beni durevoli. Le auto nuove registrano un calo del 9% a valore, in un contesto di domanda più cauta e costi ancora elevati. Mentre servizi, alimentari e altri beni mostrano dinamiche più favorevoli, i durevoli soffrono maggiormente l’incertezza economica, confermando una maggiore elasticità rispetto al ciclo economico. Il credito al consumo come leva di fiducia In controtendenza rispetto ai consumi, il credito al consumo continua a crescere. Nei primi dieci mesi del 2025 le erogazioni aumentano del 7%, con un tasso di default contenuto all’1,7% a fine settembre (fonte: Osservatorio credito al dettaglio, Assofin, CRIF, Prometeia, dicembre 2025). Secondo Marco Tarantola, amministratore delegato e direttore generale di Findomestic Banca, il credito svolge oggi una funzione economica e sociale essenziale: oltre quattro italiani su dieci ne hanno fatto ricorso negli ultimi tre anni e più del 60% dichiara che, in assenza di tale strumento, avrebbe rinviato o rinunciato all’acquisto. In un contesto complesso, il finanziamento al consumo si configura dunque come leva di stabilizzazione della domanda. L’analisi territoriale La frenata dei consumi non è uniforme sul territorio. Il Trentino-Alto Adige registra il calo più contenuto (-0,7%), seguito da Sicilia e Liguria (-1,3%). Basilicata (-4%) e Piemonte (-3,5%) mostrano invece le contrazioni più marcate. In termini assoluti, la Lombardia si conferma prima regione per spesa in beni durevoli, con 15,4 miliardi di euro, oltre il doppio del Lazio (7,5 miliardi), nonostante un calo compreso tra il 2,6% e il 2,8%. Il comparto casa: stabilità, innovazione e selettività della domanda All’interno di questo scenario, il comparto casa -che comprende mobili, elettrodomestici, elettronica di consumo, telefonia e IT- evidenzia una fase di adattamento più che di contrazione strutturale. Dopo gli exploit del triennio post-pandemico, il mercato si posiziona su livelli elevati, sostenuto da innovazione tecnologica, soluzioni premium e crescente peso dell’e-commerce. • Mobili: assestamento dopo il boom. Il settore dell’arredo chiude il 2025 intorno ai 16,5 miliardi di euro (-0,6%), mantenendosi comunque circa il 10% sopra i livelli del 2019. I volumi risultano in lieve flessione (-1,7%), mentre i prezzi continuano a sostenere il valore (+1,1%), seppur con dinamiche più moderate rispetto agli anni dei rincari. La domanda legata alle ristrutturazioni rallenta fisiologicamente dopo la stagione del Superbonus, ma il primo acquisto beneficia di un mercato immobiliare più vivace: nei primi sei mesi dell’anno le compravendite residenziali crescono del 9,5%. L’online consolida la propria incidenza, arrivando a rappresentare il 20% del retail
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