Colore & Hobby - Ed. 459 aprile

85 suggerire soluzioni a progettisti, architetti e operatori. Il colore che ha scelto per fare da fil rouge gioca un ruolo decisivo: perché proprio il nero? Mario Righi- Ho scelto il nero come base progettuale, non come limite e, infatti, proprio questo colore è stato il punto di partenza. Non è un nero assoluto, ma una tonalità calibrata -RAL 9004- capace di diventare sfondo e cornice allo stesso tempo. È un colore che non invade, ma valorizza ciò che deve emergere. In uno spazio con altezze importanti e materiali differenti, il nero ha anche una funzione tecnica: uniforma ma non cancella le strutture portanti, gli impianti, le canalizzazioni. Tutto viene inglobato, ma resta leggibile. Era fondamentale trovare la giusta finitura: non troppo opaca, non troppo brillante, ma satinata, un filo conduttore per un’esposizione capace di impressionare. Mirko Castagnetti, così, il Creative Center è diventato un catalogo vivente… Mirko Castagnetti- Questo showroom rappresenta un salto di qualità importante, uno spazio ci consente di proporre i valori e i contenuti dell’azienda ovunque, in maniera coerente e coordinata. Matteo Giampietri, quali sono state le principali difficoltà applicative? Matteo Giampietri- La complessità stava nei supporti: molto diversi tra loro ma visivamente contigui e, quindi, dovevamo ottenere un unico risultato su superfici diverse. Abbiamo lavorato su putrelle in ferro, cemento armato, pannelli sandwich, cartongesso. L’obiettivo era ottenere uniformità. Con il supporto di ARD Raccanello abbiamo utilizzato lo stesso smalto dove i materiali dialogano tra loro e con gli operatori. Parliamo di uno spazio di 3.400 metri quadrati che consente di vedere e toccare con mano le soluzioni in modo immersivo. Chi lo visita -progettisti, imprese, rivenditori- ne coglie subito il valore e, rispetto alle sale mostra precedenti, qui c’è una svolta tangibile: una modalità espositiva, più esperienziale, coinvolgente e completa. Tra l’altro, avete concepito il Creative Center in modo che possa essere replicabile… Mirko Castagnetti- Sì, ed è uno degli aspetti più interessanti. Il concept può essere adattato e riproposto in scala negli showroom che abbiamo nel mondo e questo CASALGRANDE PADANA Casalgrande Padana è una realtà di riferimento nel distretto ceramico italiano. Fondata nel 1960, è stata tra le prime aziende a credere nel gres porcellanato, trasformandolo in un successo internazionale. Ancora oggi è una società a capitale interamente privato, guidata dalla famiglia Manfredini, che ne garantisce continuità strategica e forte investimento in ricerca. Con circa 1.000 dipendenti e 6 stabilimenti, l’azienda produce fino a 25 milioni di m² annui, su un’area di 700.000 m². Elemento distintivo è il dialogo con l’architettura internazionale: collaborazioni con progettisti come Kengo Kuma e Daniel Libeskind testimoniano un approccio progettuale evoluto. Sul fronte tecnologico, il sistema Bios Antibacterial® garantisce superfici attive contro il 99,9% dei batteri, in linea con un modello produttivo sostenibile e integrato nel territorio.

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