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Al G20 timori per la crescita debole ma anche impegno per un fisco più giusto

  • 27 Luglio 2016

"La ripresa dell'economia globale continua ma resta più debole di quanto desiderato" per colpa -fra l'altro- delle tensioni legate alla Brexit e al fallito golpe in Turchia. E' il messaggio contenuto nelle conclusioni del G20 dei ministri economici e finanziari che si è svolto a Changdu, in Cina. "L'esito del referendum sulla adesione all'UE del Regno Unito aggiunge incertezza" si legge nel documento in cui si sottolinea comunque che le principali economie mondiali sono "ben posizionate per affrontare in modo proattivo le potenziali conseguenze economiche e finanziarie derivanti" da una Brexit.

Senza un riferimento esplicito agli sviluppi in Turchia o in Gran Bretagna, il direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde ha espresso la propria preoccupazione per una crescita lenta minacciata da eventi politici. Ma l'incontro cinese ha fornito anche l'occasione per un'inedita sintonia in materia di riforma di tassazione e di lotta contro l'elusione delle multinazionali per giungere a un sistema fiscale 'sostenibile' e 'giusto'.

Per Angel Gurria, segretario dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo, i paesi del G20 devono sostenere in maniera compatta il piano Ocse contro "l'erosione della base imponibile e il trasferimento dei benefici" (BEPS, dal suo acronimo in inglese) e per l'applicazione dello scambio automatico di informazioni tra i paesi. Gurria ha invocato un sistema fiscale socialmente giusto. "Dobbiamo valutare l'effetto delle tasse sul benessere delle persone", ha ricordato . Le imposte, ha aggiunto il segretario dell'OCSE, non solo sono importanti per mercato del lavoro e investimenti ma possono anche contribuire a ridurre le differenze a livello regionale. Una azione globale, ha sottolineato, non dovrebbe portare a maggiori disuguaglianze, al contrario.

E al G20 il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha proposto l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie ('Tobin Tax') non solo in Europa ma a livello globale. Per il ministro tedesco l'idea potrebbe raccogliere una vasta adesione solo che -ha aggiunto- finora nessuno ci ha provato. Al momento solo la Germania e altri nove paesi europei (fra cui l'Italia) si sono detti a favore della tassazione delle transazioni finanziarie. Un confronto in proposito va avanti da mesi senza risultati concreti. Per gli esperti una simile mossa può avere efficacia solo se applicata in tutti i mercati finanziari.

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