L’Italia raggiungerà i livelli pre-crisi solo nel 2021, dice il Csc

  • 09 Novembre 2017

L’Italia si conferma al settimo posto nel 2016 tra i principali produttori manifatturieri al mondo (con una quota del 2,3 per cento), nella classifica del Centro studi di Confindustria. Tra i paesi europei, occupa invece il secondo posto, dietro alla Germania (collocata, nella classifica mondiale, al quinto posto). Cina e Stati Uniti restano saldamente in testa alla classifica (con quote rispettivamente del 29,5 per cento e del 19 per cento).

«Il recupero dell'industria italiana sta avvenendo nonostante una crescita ancora troppo debole dei prestiti alle imprese» commenta il Csc. Il pil italiano è in risalita ma i livelli pre-crisi sono «ancora molto lontani» e con «la crescita al passo attuale il recupero dei livelli persi durante la crisi si concluderebbe nel 2021». Nel secondo trimestre il pil è stato inferiore dell'1,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011 e del 6,4 per cento rispetto al corrispettivo del 2008, il valore massimo registrato prima della crisi. L'occupazione nel manifatturiero italiano è complessivamente calata del 17,1 per cento dall'autunno 2017 all'inverno 2015. In alcuni settori manifatturieri anche il valore di produzione ha continuato a diminuire fino a tutto il terzo trimestre 2017. Gli esperti del Centro studi hanno stimato che, se il recupero dell'attività proseguisse a questa velocità, tornerebbe al picco registrato nel primo trimestre 2008 solo nel 2022.

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