Abbigliamento da lavoro: cosa dice la legge?

  • 21 Giugno 2022

L’abbigliamento da lavoro e i Dispositivi di Protezione Individuali sono regolamentati da precisa legislazione: la Circolare del Ministero del Lavoro n. 34/1999 e il D.L. n.81/2008. Ecco cosa dicono.

Quando parliamo di abbigliamento da lavoro e della sua regolamentazione, dobbiamo innanzitutto capire quali sono gli obblighi del datore di lavoro e del lavoratore stesso in merito a gestione, scelta e regolarità dei dispositivi di lavoro. Per farlo, ci affidiamo al Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, che stabilisce che il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire ai suoi dipendenti i mezzi idonei allo svolgimento della loro attività in totale sicurezza, valutandone e verificandone il funzionamento e lo stato. Il lavoratore, a sua volta, è obbligato ad attenersi alle norme e alle disposizioni aziendali in materia di sicurezza e ad utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale -DPI- messi a sua disposizione, avendone cura, senza apportarvi alcuna modifica di sua iniziativa o senza autorizzazione e segnalando prontamente qualunque malfunzionamento o difetto.

La scelta e la manutenzione dei DPI sono a totale carico del datore di lavoro, che per legge deve assicurarne il funzionamento, il controllo e il rispetto delle condizioni igieniche, la manutenzione e la riparazione. Per sceglierli bisogna tenere conto dell’adeguatezza ai rischi da prevenire, dell’adeguatezza alle concrete condizioni dell’ambiente di lavoro, dell’adeguatezza alle esigenze economiche o di salute del lavoratore e dell’adattabilità alle necessità del lavoratore. Fanno parte dei DPI caschi, calzature antinfortunistiche, guanti, occhiali e maschere, mentre per quanto riguarda divise con esigenza solo estetica -se previste da contratto- il lavoratore dovrà provvedere all’acquisto, salvo diversa specifica nel contratto. Diverso è il caso di specifiche uniformi, che è il datore a dover acquistare per i dipendenti, soprattutto nei casi in cui l’obbligo di indossare una certa divisa dipenda solo da ragioni gerarchiche od organizzative. Per ciò che riguarda il lavaggio e la manutenzione, nel caso delle divise si predilige sia l’azienda ad occuparsene, ma non si esclude possa farlo il lavoratore con un rimborso delle spese sostenute; mentre per i DPI il datore di lavoro deve obbligatoriamente provvedere a manutenzione e lavaggio. L’ultimo aspetto importante da considerare è il cosiddetto “tempo tuta”, ovvero il lasso temporale in cui il lavoratore avrà bisogno per indossare divisa e DPI. Il “tempo tuta” deve essere a tutti gli effetti compreso nell’orario di lavoro e quindi regolarmente retribuito, come da sentenza della Corte di Cassazione 9417 del 2018.

 

ascolta podcast

Trova aziende e prodotti

Video - Rigo

Video - Covema