Artigianato italiano: dai ‘mestieri’ ai servizi

  • 13 Maggio 2019

Negli ultimi cinque anni, il mondo delle imprese artigiane, da sempre considerato il fiore all’occhiello dell’economia italiana, ha sperimentato un drastico ridimensionamento, registrando la perdita di quasi 100.000 unità.

Parallelamente, nello stesso arco di tempo, l’artigianato italiano si è evoluto nel tentativo di adattarsi alla nuova situazione economica, che ha visto i mestieri più tradizionali, in primis quelli legati al comparto edile, cedere il passo a figure professionali nuove, più vicine al settore dei servizi.

È il caso, per esempio, delle imprese di pulizia, aumentate di quasi 5.700 unità, dei tatuatori (+4.315) e dei giardinieri (+3.554), delle agenzie per il disbrigo delle pratiche (+1.809), dei parrucchieri e degli estetisti (+1.758), che nell’ultimo quinquennio hanno guadagnato terreno a discapito dei muratori, in calo di quasi 24.000 unità, e dei cosiddetti padroncini, attivi nel settore dei trasporti su strada, (-13.000).

In termini percentuali, ad aumentare di più tra il settembre 2013 e il settembre 2018 sono stati i servizi di pulizia (45%), seguiti dalle imprese artigiane di giardinieri (+27%) e da quelle che si occupano della riparazione e manutenzione dei macchinari (+16%). A due cifre anche la crescita delle attività di confezione di vestiti da sposa o da cerimonia e le sartorie su misura (+11%). Tassisti, panettieri e parrucchieri/estetisti registrano invece incrementi meno elevati, compresi tra il +3,1 e il +1,4%.

Negli ultimi cinque anni, le maggiori sofferenze nel mondo artigiano hanno riguardato
le imprese di costruzione, quelle di trasporto e le attività di falegnameria (-20% in tutti i casi). Le lavanderie si sono ridotte del 17%, i piastrellisti del 15%, gli imbianchini del 14%, i fabbri del 13% e le attività che realizzano lavori di meccanica generale, come la tornitura o la fresatura, hanno perso l’11% delle imprese.

 

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