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Edilizia e pitture: qualche spunto per ripartire

  • 10 Giugno 2020

Che da oltre un decennio il comparto dell’edilizia, e con esso il settore delle pitture e delle vernici, stia attraversando un periodo di crisi profonda e di trasformazione è una convinzione comune a tutti gli operatori. Ma quale potrebbe essere una strada per favorire la ripresa di un’attività così essenziale per la crescita economica del paese? Lo abbiamo chiesto ad alcune delle principali aziende che producono pitture e vernici per l’edilizia e questo è quello che ci hanno risposto.

C’è chi, come Roberto Meregalli (AkzoNobel), Marco Canciani (ARD F.lli Raccanello), Massimiliano Pietrelli (Colorificio Giolli), Marco Ferrari (New Lac), Paolo Paulin (Colorificio Paulin) e Silla Giusti (PPG Architectural Coatings) individua negli incentivi fiscali la strada maestra per favorire la ripresa del comparto dell’edilizia. Perché questi possano essere efficaci, però, è convinzione comune che debbano avere un orizzonte temporale più ampio e che – come sostiene Mario Paganelli (Gruppo IVAS) – debbano essere accompagnati da “un piano di investimenti pubblici e pubblico-privati per le abitazioni popolari e per le scuole”.

Altri invece, come Fabrizio Moretti (Colorificio MP) puntano il dito sulla “lentezza burocratica” e ritengono che “una maggiore fluidità e rapidità nell’evasione delle pratiche sarebbe sicuramente un ottimo incentivo anche per l’utente finale, che spesso si sente demotivato al pensiero di affrontare un iter così lungo e complesso”.

Per Benedetta Masi (Colsam) la soluzione sta nel “rafforzare le motivazioni d’acquisto per il cliente finale” tramite la collaborazione tra rivenditori e aziende produttrici. Nello stesso senso si esprime Alessandro Siragusa (Cromology), secondo il quale “la ripresa del settore passerà attraverso l’evoluzione della distribuzione”.

Più complesso il quadro delineato da Giovanni Martinetti (Covema-Sandtex), che afferma: “bisogna inculcare negli utenti il concetto di manutenzione programmata dei nostri edifici e delle nostre facciate per rendere più regolari i nostri interventi, oggi troppo diluiti nel tempo. Poi alzare il valore medio dei lavori ed elevare la percezione nei committenti del valore estetico, funzionale e prestazionale del nostro lavoro. Infine, aumentare il numero di clienti. Gli ultimi studi del Cresme dimostrano che i nostri interventi toccano una percentuale molto bassa del patrimonio edile italiano. C’è un mercato potenzialmente enorme ancora poco sfruttato”.

Dal canto suo, Fabrizio Vaira (DAW) lamenta l’eccessivo frazionamento del comparto delle pitture e delle vernici e dichiara che “l’unica ricetta è trovare un denominatore comune per fare sistema, con regole chiare rispettate da tutti”. Dello stesso parere sono Vincenzo Cattaneo (Rigo®) e Wolfgang Brenner (Röfix Italia), che afferma: “il settore delle pitture e vernici si risolleverà solamente se saprà qualificare più profondamente l’offerta, creando network e fornendo delle linee guida comuni al mercato”. Non dissimile è il punto di vista di Alessandro Monaco (J Colors), che oltre a formazione, cultura tecnica e rispetto delle normative vigenti invoca “una maggior concentrazione da parte della filiera per dare più omogeneità agli standard qualitativi necessari a garantire sicurezza e prestazioni”.

A porre l’accento sugli investimenti in ricerca è innovazione è Dario Mazzarese (Kerakoll), secondo il quale proprio la ricerca “sarà la ricetta ideale per incrementare le caratteristiche e le performance del nostro comparto”. Più pessimista, infine, la visione di Stefano Deri (Mapei), che osserva come il costante calo dei volumi del settore delle pitture perduri da molti anni e sia dovuto essenzialmente a tre motivi: “la crescente qualità dei prodotti vernicianti (che hanno durata superiore e necessitano di manutenzione inferiore), il diverso atteggiamento delle nuove generazioni verso la casa (minore propensione di spesa a favore di altri beni e servizi) e la riduzione progressiva delle superfici verniciabili (si pensi alle facciate dei nuovi edifici o ai materiali usati per gli infissi). A questo si aggiunga la carenza di cantieri per nuove costruzioni in molte aree del nostro paese, conseguenza solo in parte della bolla speculativa e, più in generale, dovuta a un’offerta immobiliare superiore alla domanda e legata al trend demografico negativo”.

 

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