Edilizia professionale: l’importanza della formazione

  • 20 Maggio 2020

Il circolo virtuoso dei prodotti vernicianti professionali rischia di perdere la sua concretezza quando si scontra con modalità operative e maestranze che non sono all’altezza del sistema. Ecco perché tutte le aziende produttrici di pitture e vernici si adoperano per favorire la formazione degli operatori, per creare un ‘saper fare’ degno di tale nome. Anche associazioni e certificazioni agiscono in questa direzione, ma a detta di molte aziende produttrici manca ancora un percorso scolastico ministeriale riconosciuto e univoco.

“Tutti i prodotti vernicianti o i cicli tecnici devono seguire un’adeguata, più che rigorosa, modalità applicativa”, spiega Mario Paganelli (Gruppo IVAS). “La maggior parte degli operatori – dichiara Roberto Meregalli (AkzoNobel) – sa benissimo che i prodotti professionali esplicano la loro funzionalità quando si usano nei tempi giusti, con la preparazione adatta e con cicli corretti”. Per questo – gli fa eco Marco Canciani (ARD F.lli Raccanello) – “l’applicazione corretta è fondamentale e la formazione che ne sta alla base lo è ancora di più”. “Professionali, oltre al prodotto, sono anche il contesto, l’utilizzatore e le modalità di applicazione – sintetizza Massimiliano Pietrelli (Colorificio Giolli) –. In particolare, queste ultime devono essere molto rigorose per tecnica, tempistiche e condizioni atmosferiche in fase di applicazione”.

Ma se da un lato Bendetta Masi (Colorificio Sammarinese) e Paolo Paulin (Colorificio Paulin) affermano che la maggior parte degli operatori è perfettamente consapevole dell’importanza del rispetto delle note applicative, dei cicli e dei tempi indicati nella documentazione tecnica, dall’altro Giovanni Martinetti (Covema-Sandtex) osserva che “purtroppo le pratiche di cantiere, i tempi di lavoro e i margini sempre più compressi delle imprese portano spesso a ‘stressare’ le specifiche di posa a detrimento del risultato finale, con ripercussioni negative su tutta la filiera e in particolar modo sulle imprese che cercano di mantenere standard di lavoro elevati”. “Ci sono troppi parvenu che si improvvisano professionisti ai danni della categoria – conferma Vincenzo Cattaneo (Rigo®) – e anche per questo motivo siamo favorevoli a tutte quelle attività che, come la certificazione del pittore edile ai sensi della norma UNI11704, rilasciano patentini di abilitazione all’uso e applicazione dopo corsi aziendali sui prodotti vernicianti”.

Che dal punto di vista della formazione ci sia ancora tanto da fare è anche l’opinione di Alessandro Siragusa (Cromology), che sottolinea come da questo punto di vista sia fondamentale non solo l’impegno, da parte delle aziende produttrici, a “garantire su tutto il territorio un’assistenza tecnica capillare utile sia per la definizione dei cicli più idonei sia a supporto dell’avvio del cantiere”, ma anche la partecipazione ad associazioni di categoria “che tra gli obiettivi associativi hanno quello di promuovere la corretta informazione a beneficio di tutto il settore”. Dello stesso parere è Fabrizio Vaira (DAW), che dichiara: “Contiamo molto sullo sviluppo delle certificazioni del pittore edile e del cappottista e speriamo che possano diventare un elemento discriminante di accesso alla cantieristica per valorizzare la professionalità e la serietà delle imprese”.

La criticità più importante, secondo Alessandro Monaco (J Colors), è che “in Italia, nonostante la presenza di maestranze molto valide, manca una formazione di base condivisa” e tutto è affidato all’esperienza individuale dell’artigiano. Proprio questa situazione sembra ritagliare un ruolo fondamentale alle aziende produttrici: per Fabrizio Moretti (Colorificio MP), per esempio, è al produttore che spetta “il ruolo di fornire la formazione e tutte le informazioni necessarie, il più possibile chiare ed efficaci, per il corretto utilizzo e la corretta posa, sia al rivenditore che all’utilizzatore”. “Il compito dei produttori di sistemi vernicianti – conferma Dario Mazzarese (Kerakoll) – è quello di fare formazione e fornire tutta la documentazione e l’assistenza in cantiere necessaria per facilitare la scelta delle soluzioni specifiche e ridurre le problematiche di posa”. D’accordo anche Marco Ferrari (New Lac), secondo il quale “è l’interazione tra azienda, assistenza tecnica, rivenditore e applicatore che deve agire per confermare l’identità professionale della filiera”, e Stefano Deri (Mapei), che nota come “il vantaggio del prodotto professionale sia quello di avere un interlocutore che conosce la materia e le tecniche applicative, che ha l’esperienza e l’attrezzatura per poter seguire rigorosamente le modalità di applicazione”.

Un’ulteriore criticità è quella evidenziata da Silla Giusti (PPG Architectural Coatings), che osserva come “la frammentazione nel mercato degli operatori determini capacità applicative non sempre omogenee, per cui prodotti che funzionano nel Nord Europa, caratterizzato tipicamente da imprese di applicazione più grandi, non sempre trovano lo stesso riscontro nel mercato italiano”.

Chiude con una nota di ottimismo Wolfgang Brenner (Röfix Italia), che dichiara: “la categoria dell’applicatore sta evolvendo in modo sempre più professionale. Oggi esiste una maggiore offerta formativa che permette di allargare le conoscenze e le competenze rispetto al passato, promuovendo un approccio all’intervento di tipo diagnostico”.

 

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