×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 342

L’impatto del Covid-19 sui consumi

  • 11 Settembre 2020

Secondo i dati divulgati da un recente rapporto del Censis, al 4 maggio 2020, data spartiacque tra fase 1 e 2, gli esercizi commerciali aperti erano 327.321 (il 53,6% del totale): tra questi vi erano le tabaccherie, i punti vendita di cibo e bevande (dal fruttivendolo sotto casa al grande supermercato), le farmacie e poco altro. Inibiti, di fatto, i consumi afferenti ai settori rimasti chiusi, dalla ristorazione alle filiere del turismo e delle attività culturali, sportive e dell’intrattenimento, fino all’ampio e articolato fronte del non alimentare. Unica via d’accesso ai prodotti di questo tipo è stato l’e-commerce, pur con non poche ambiguità e vincoli.

Il risultato è che i consumi sono crollati: secondo Confcommercio, si è avuto ad aprile un calo del 47,6%, flessione ancora peggiore del -30,1% di marzo. Sono i numeri di una vera e propria ecatombe, con interi settori per cui il lockdown ha significato un quasi azzeramento degli incassi. E al di là dell’auspicato effetto rimbalzo delle riaperture, a fine anno si prevedono 96 miliardi di euro di consumi in meno rispetto al 2019 (-8,8% la variazione reale).

Con i consumi congelati e i redditi che non sono stati spesi con il ritmo e l’intensità abituale, molte famiglie hanno messo da parte un risparmio inedito o addirittura maggiore di quello ordinario: infatti, a fine 2020 si prevedono +76 miliardi di euro di risparmi rispetto al 2019 (+79,5% la variazione reale annua), cioè di risorse aggiuntive disponibili.

Ma quali nuclei familiari nel lockdown hanno risparmiato di più, anche per effetto di consumi ridotti a poco più che l’essenziale? Dai dati ufficiali sui percettori di reddito in Italia è possibile enucleare una fascia molto ampia di percettori le cui entrate sono state comunque garantire durante il lockdown: ne fanno parte i circa 3,3 milioni di dipendenti pubblici, i 16 milioni di pensionati e gli 8,7 milioni di lavoratori dipendenti nel privato che non sono finiti in cassa integrazione. Si stimano quindi in 28 milioni i percettori del reddito per cui è presumibile che i flussi in entrata nei loro nuclei familiari siano rimasti in dimensioni più o meno uguali alla fase pre-Covid, mentre le uscite sono state minori per effetto del blocco di parte consistente dell’offerta.

Si possono poi stimare in 11,4 milioni i percettori di reddito le cui entrate sono state in qualche modo intaccate dal Covid-19 (il 28,8% del totale dei percettori di reddito). Dai lavoratori nel settore privato finiti nel vortice della cassa integrazione ai titolari delle attività retail, di somministrazione e non alimentari costretti a chiudere, fino ai possessori di partite IVA. Senza considerare i lavoratori in nero, per cui la contrazione dei redditi è entrata a gamba tesa su bilanci familiari già fragili.

Dall’impossibilità fisica di spendere alla paura che suggerisce cautela nella gestione delle risorse, fino alle difficoltà di reddito che hanno toccato tanti lavoratori: ecco le motivazioni che, durante e dopo il lockdown, stanno frenando i consumi. Tuttavia, è anche e soprattutto dal ritorno della voglia di consumare che si giocano le concrete chance di ripresa dell’economia italiana.

 

leggi def

Trova aziende e prodotti

Video - Covema