Industria chimica: 25 anni di sostenibilità

  • 04 Giugno 2018

Un quarto di secolo di investimenti e miglioramenti continui a favore di sicurezza, salute e ambiente: è questo il quadro dell’industria chimica in Italia tracciato da Responsible Care, il programma volontario gestito da Federchimica che mira a perseguire lo sviluppo sostenibile.

A oggi, l’industria chimica continua a essere uno dei settori manifatturieri più virtuosi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: non solo la chimica è uno dei settori manifatturieri con il minor numero di infortuni rapportato alle ore lavorate (mediamente migliore di quasi il 35% rispetto alla media manifatturiera), ma gli infortuni e le malattie professionali, sempre in rapporto alle ore lavorate, sono diminuiti al ritmo medio annuo rispettivamente del 5 e del 6% negli ultimi sette anni.

Dal punto di vista del consumo di risorse, l’industria chimica ha costantemente ridotto i consumi di materia prima di origine fossile nel corso degli anni, passando dagli 8,3 Mtep del 1990 ai 5,5 Mtep del 2015. Incoraggianti anche le cifre relative al consumo di acqua ed energia. Rispetto al 1990, il settore della chimica ha ridotto i consumi energetici in valore assoluto del 41,8%, allineando di fatto l’industria chimica italiana agli obiettivi UE. Le emissioni di gas serra sono state ridotte del 55% rispetto al 1990, anche in questo caso in linea con gli obiettivi dell’Unione Europea al 2020 e al 2030.

Le imprese chimiche, inoltre, operano già in conformità al paradigma dell’economia circolare: prevengono, per quanto possibile, la produzione dei rifiuti, destinano il 23% al riciclo e il 39% al ripristino ambientale, ricorrendo solo in minima parte allo smaltimento in discarica (9,1%). La produzione di rifiuti totale delle imprese aderenti a Responsible Care è stato nel 2016 di 1,2 Mt contro le 1,3 Mt del 2015 e le 1,5 Mt del 2014. La percentuale di rifiuti pericolosi sul totale è pari al 31,7% nel 2016.

 

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