Liberi di scegliere il colore giusto

  • 09 Giugno 2021

Studi recenti confermano che la reazione al colore è totale: ne siamo influenzati sia psicologicamente che fisiologicamente. Per formulare un progetto del colore efficace sono necessarie conoscenze umanistiche e scientifiche in grado di guidare il designer nella scelta delle tecniche e dei materiali più idonei alla sua realizzazione.

Proprio di questo si occupa dal 1957 IACC -International Association of Color Consultant and Designers. Presente in 12 Paesi, è l’autorevole istituzione internazionale finalizzata alla diffusione della cultura progettuale del colore. Da sessanta anni organizza corsi di alta formazione e promuove il riconoscimento delle figure professionali del Colour Consultant e del Colour Designer. In particolare, nel 2009 dà vita allo IACC Executive Commitee IACC Italia, Associazione Italiana dei Progettisti/Consulenti del Colore che, nel pieno rispetto del disciplinare internazionale, si impegna a valorizzare su tutto il territorio nazionale le attività di ricercatori e progettisti del colore. Tra i campi d’azione dell’associazione c’è, infatti, la formazione che si sviluppa nell’ottica di insegnare fisica del colore, anatomia, psicologia della percezione, comunicazione e marketing del colore, effetti biologici della luce, illuminotecnica, effetti neuro-psico-fisiologici del colore, psicologia ambientale, ergonomia visiva, analisi e valutazione dei cromatismi di un ambiente, psicosomatica e relazioni con l'architettura e il design, progettazione cromatica consapevole e responsabile.

Proprio il vicepresidente IACC, Massimo Caiazzo, designer, color consultant e docente, ci spiega come si sceglie il colore giusto: una decisione ragionata, che deve muovere dall’analisi delle variabili che compongono l’entità colore. Infatti, afferma Massimo Caiazzo: “La policromia è il più grande degli equilibri, da tutti i punti di vista, ed esprime uno degli aspetti più importanti della progettualità: la libertà cromatica che altro non è se non il ragionevole utilizzo dei colori considerandone ogni funzionalità e ogni implicazione”. Il design del colore è frutto di un percorso che non si può definire solo in base a una moda del momento. “La piramide dell’esperienza del colore di Mahnke è fondamentale per comprendere tutto questo, una piramide in cui al primo posto dell’esperienza cromatica stanno le reazioni biologiche ad uno stimolo cromatico, seguite dalle percezioni dell’inconscio collettivo, per arrivare alle associazioni di idee e colori. Solo a salire in questa piramide stanno le influenze culturali e poi le mode e gli stili. Da ultimo, il vertice è costituito dal rapporto personale delle singole persone con il colore. È evidente, quindi, quanto sia impossibile schematizzare i colori, stabilirne, a prescindere la scelta opportuna”, spiega ancora Massimo Caiazzo.

Per questo possiamo dire che il colore giusto nasce da tutte le variabili della piramide: “Chi progetta deve tenere conto degli aspetti fisici, anatomici, fisiologici, neurologici, ergonomici e psicologici, sgombrando il campo dai processi replicativi e lasciando spazio a valutazioni di ampio respiro”, continua il vicepresidente IACC, che conclude: “L’estetica nella scelta del colore conta, ma non deve essere prevaricante rispetto agli altri fattori di valutazione: il colore non copre e non aggiunge, considerare questo fa la differenza ed evita il rischio dell’inquinamento visivo.”.

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