Parlare green, parlare chiaro: la Linea Guida sui Green Claims di Assovernici

  • 13 Gennaio 2023

Assovernici ha pubblicato una Linea Guida sui Green Claims in difesa di una corretta comunicazione commerciale, che analizza le definizioni prive di significato più usate per attirare l’attenzione dei consumatori nella commercializzazione di vernici.

Le dichiarazioni “green”, infatti, dovrebbero indicare come un prodotto, un servizio, un marchio o un’azienda forniscano un vantaggio o siano meno dannosi per l’ambiente. Spesso, invece, si tende a ricorrere a messaggi promozionali “verdi” in modo improprio e queste dichiarazioni, non comprovate scientificamente, sono fuorvianti per l’acquirente.

Le diciture “non tossico”, “innocuo”, “non inquinante”, indicazioni per cui la sostanza non è pericolosa o qualsiasi altra informazione non coerente con la classificazione di tale sostanza non devono figurare sull’etichetta o l'imballaggio a sensi del Regolamento CE 1272/2008 (CLP) – Art.25 (4). Questo perché inducono il consumatore ad una errata supposizione: che le pitture prive di tale claim siano “tossiche” o contengano sostanze pericolose. Stesso discorso per l’affermazione “esente da sostanze chimiche”: oltre a non essere veritiera, è fuorviante, in quanto tutti i prodotti vernicianti contengono materie prime a base di sostanze chimiche e pertanto devono rispettare la normativa di riferimento.

C’è poi la dicitura “esente da piombo”: un’affermazione del genere è superflua, in quanto la vendita al dettaglio di prodotti decorativi contenenti piombo è ormai vietata in tutti i Paesi europei da più di 40 anni.

La dichiarazione “Amico del pianeta” senza il supporto di dati e riferimenti alla normativa ambientale è invece una comunicazione scorretta, in quanto tende a condizionare le scelte d’acquisto sulla base di elementi non oggettivi.

Stessa situazione per le espressioni “green”, “ecologico” o “naturale”, tra le più diffuse sui prodotti di consumo, ma che possono risultare generiche, prive di fondamenti scientifici, se non accompagnate da criteri misurabili. Le pitture sono spesso definite anche “organiche”. Ma la pittura è organica per definizione, perché molti dei suoi componenti derivano dal carbonio. Oppure sono descritte come “naturali”. Ma è un termine che indica un prodotto non modificato, derivato dalla natura, mentre per realizzare una pittura sono necessari processi fisici e chimici che modificano le sostanze. Quando vengono presentate dichiarazioni ambientali bisognerebbe quindi tenere in considerazione l’intero ciclo di vita di un prodotto. Anche l’uso della dicitura “ecologico” che la Comunità Europea sta progressivamente regolando, difficilmente si può applicare a una pittura che poco ha a che vedere con l'ecologia, ovvero l'analisi scientifica delle interazioni tra gli organismi e il loro ambiente.

Ci sono poi le espressioni “Non testato sugli animali” e “vegano”. Nessun produttore testa le pitture sugli animali, quindi si tratta di un’espressione fuorviante perché induce il consumatore a pensare che, in assenza di essa, i concorrenti presenti sul mercato stiano testando i loro prodotti sugli animali. Anche l’uso del claim “vegano” non è corretto: alcune pitture contengono elementi naturali, solitamente di origine vegetale, mentre altre derivano da fonti animali. Poiché spesso non è supportata da prove scientifiche, quindi, tale affermazione potrebbe essere erroneamente utilizzata come strumento per convincere il consumatore.

Infine l’espressione “esente da composti organici volatili”: questi sono costituiti essenzialmente da solventi che vengono emessi nell'aria come vapori, da prodotti a base solvente nella fase di essiccazione o durante i processi di lavorazione. Oggi, l'80% delle pitture decorative presenti sul mercato sono a base d'acqua. Inoltre tutte le pitture decorative vendute in Europa hanno severi limiti di COV imposti dalle normative che i produttori devono rispettare e tale contenuto, anche se in quantità molto basse, deve essere riportato per legge sull'etichetta del prodotto.

Attenzione quindi ad una corretta informazione, perché claim scorretti o impropri, utilizzati come leve di marketing, possono alimentare illusorie percezioni da parte dei consumatori.

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