Pitture e vernici: quali aspettative per la chiusura del 2020?

  • 02 Novembre 2020

Da metà maggio si sono conclusi moltissimi cantieri aperti prima del lockdown e tanti altri sono stati avviati, creando così le condizioni per una chiusura di semestre in netto recupero. E non è finita: l’Ecobonus 2020 ha creato le condizioni per un supporto importante all’avvio di lavori di ristrutturazione, aggiungendosi al Bonus Facciate che nei primi mesi dell’anno stava dando grandi soddisfazioni. Insomma: tra tanti chiaroscuri, le industrie del settore hanno dimostrato una grande capacità di adattamento, e anche le previsioni per la chiusura dell’anno, pur tra mille cautele, rivelano un moderato ottimismo con la maggior parte dei produttori di pitture e vernici convinta di poter raggiungere il fatturato del 2019: un risultato che sarebbe davvero lusinghiero, dato il contesto generale e la fragilità di un settore che negli ultimi dieci anni ha subìto crisi e ripartenze, depressioni e slanci ottimistici.

“Il mercato delle pitture per edilizia dal mese di maggio sta mostrando importanti segnali di vitalità, per fortuna non allineati al crollo dei consumi e al decremento del PIL a livello nazionale -commenta Roberto Meregalli (AkzoNobel)-. Pensiamo che, salvo imprevedibili e non auspicabili ‘ritorni’, pure nel secondo semestre questa tendenza positiva del nostro mercato si possa confermare trascinata anche dagli importanti incentivi fiscali del Superbonus e del Bonus facciate”. “È bene ricordare -aggiunge Marco Sbarbaro (Assovernici)- che il nostro settore è costituito da produttori e distributori che, in ragione del codice Ateco, hanno avuto la facoltà di rimanere attivi durante il periodo del lockdown. Questo aspetto permetterà di compensare parzialmente la perdita facendo prevedere un atterraggio a fine anno in linea con il risultato a giugno 2020”.

Alla schiera dei “fiduciosi” appartengono anche Mario Paganelli (Gruppo IVAS), secondo cui “quest’anno il nostro settore farà meglio di altri comparti più esposti alle esportazioni”, e Beniamino Scarano (Linvea), che si augura che “gli incentivi messi a disposizione dal governo e la forza di reagire di noi italiani possano riportarci a una certa normalità”. La stessa speranza è espressa da Stefano Deri (Mapei), che si augura “che gli sconti fiscali rappresentino un incentivo concreto a ristrutturare”, e Andris Pavan (Röfix), per cui “il Superbonus potrà ridare slancio alle attività di recupero edilizio ed efficientamento energetico”.

Più cauta e meno ottimistica è la visione di Riccardo Carpanese (Boero Bartolomeo), secondo cui la straordinarietà della situazione sanitaria, sociale ed economica “è tale da rendere veramente difficile fare alcuna previsione”. La stessa preoccupazione è espressa da Rosanna Arreghini (CAP Arreghini), per la quale “i mesi da settembre in poi sono un grosso punto di domanda”, e da Massimiliano Pietrelli (Colorificio Giolli), che, pur ritenendo azzardato ogni tentativo di previsione, pronostica “una flessione nelle vendite nel secondo semestre”. Sull’impossibilità di fare previsioni insiste anche Pietro Lo Cambio (V33), per cui, "troppe sono le variabili che dovremo affrontare in un prossimo futuro”.

“L’incertezza è l’unica aspettativa possibile -chiosa Alessandro Monaco (JColors)-. I mesi più critici partono da ottobre in poi dove se non saranno operativi interventi di sostegno economico e gli elementi negativi del calo del PIL con l’aumento della disoccupazione faranno sentire il malessere nel sistema, creando difficoltà sia finanziarie che economiche”. Più vincolata all’evolversi della situazione sanitaria è la posizione di Tiziana Tona (JF Amonn): “Nel caso di una nuova ondata di epidemia -commenta, in accordo con Luca Cecchini (Multichimica)- si potrebbero aprire scenari ben peggiori di quanto previsto dalla CE. In questo caso, benché ora sicuramente più pronti da un punto di vista della sicurezza e della operatività, le valutazioni su come rispondere a tale emergenza sarebbero difficilmente anticipabili”.

Per Maurizio Salassi (Pennelli Cervus) “settembre potrebbe essere il termometro del secondo semestre perché allora si vedrà cosa comporterà la somma dei problemi finanziari e del lavoro”, mentre per Nicola Munaretto (SD Color) “vi è una grossa incognita per la seconda parte dell’anno sicuramente dovuta a tutti gli adempimenti fiscali che molte imprese o partite IVA hanno posticipato e che si ritroveranno a pagare”. “Analizzando la storia degli andamenti del nostro settore, che normalmente seguono quelli del PIL, si potrebbe ipotizzare un analogo impatto negativo”, nota Federica Schirinzi (Sestriere Vernici). “Prevediamo un forte calo -le fa eco Luigi Vignolo (Tassani)- dovuto soprattutto all’impoverimento di altri settori (il terziario tra tutti) che quindi non investirà, o investirà il minimo possibile, nella manutenzione e ristrutturazione”.

 

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