I tre mesi che cambieranno il mercato di pitture e vernici

  • 04 Agosto 2020

Abbiamo parlato con...

Grazie al suo ruolo di editore e direttore di questa testata e alle relazioni che ha con tantissimi operatori del mercato delle pitture e delle vernici, Vieri Barsotti ha la possibilità di avere una visione a tutto campo dalla produzione alla distribuzione, dagli agenti alle associazioni, dagli artigiani agli interior designer. Durante il lockdown il suo isolamento è stato solo fisico perché non ha mai smesso di avere contatti con tutti, di essere sempre aggiornato, di dare e ricevere stimoli. Ora, però, con la fine della quarantena, condividere le sue riflessioni e la sua visione può essere interessante per capire cosa è successo durante l’emergenza sanitaria e come cambierà il nostro mercato nel futuro.

Iniziamo dalle stime dell’impatto dell’epidemia sul mercato dei prodotti vernicianti. “I dati che conosciamo parlano di almeno il 30% di diminuzione dei volumi per i mesi di marzo e aprile e di una flessione più contenuta dei fatturati, ‘salvati’ in parte dall’incremento del prezzo medio. Ferme le imprese e gli artigiani – quindi le vendite fatte di grandi volumi e margini contenuti –, i consumatori privati hanno acquistato soprattutto prodotti con una buona marginalità come gli smalti, i cicli per la manutenzione del legno e le pitture ‘problem solving’. Se leggo correttamente i dati, penso che siano stati penalizzati moltissimo i produttori e i rivenditori fortemente legati al mondo professionale, mentre quelli già orientati al mondo del consumatore finale sono riusciti a limitare maggiormente i danni. Il tutto, ovviamente, tenendo presente le solite cautele da usare quando si parla di dati in Italia: produttori molto difformi per produzione, distribuzione e target finali, rivenditori molto diversi per dimensione, ubicazione e tipologie di clientela”.

“Dal punto di vista numerico – prosegue Vieri – bisognerà vedere le conseguenze dell’epidemia in termini di chiusure di punti vendita. Sul retail è oggettivamente impossibile fare previsioni, credo che i negozi di prossimità dimostreranno una volta di più la loro capacità di adattamento mentre i rivenditori più strutturati dovranno superare un periodo molto difficile per agganciare una ripresa del settore edile che è ancora tutta da verificare. Infine c’è l’altro mercato, fatto di aziende intese non come soggetti economici ma come aggregazioni e reti di persone: qui i dati non ci sono, posso solo pensare che anche il nostro settore abbia dato e darà il suo triste contributo ai milioni di ore di cassa integrazione, alle angosce di chi ha capito che non riuscirà a riaprire, alle ansie di chi non sa se gli verrà mantenuto il posto di lavoro. Anche in questo caso una situazione difficile, insomma, che desta preoccupazione per l’immediato e per il medio periodo”.

A proposito delle reazioni di aziende e distributori del nostro settore, l’opinione di Vieri è che l’epidemia abbia svelato sensibilità diverse e indotto comportamenti differenti. “Sia nel settore industriale che in quello distributivo c’è chi ha deciso di chiudere totalmente e chi invece ha scelto di non fermarsi e di svolgere in ogni caso il suo servizio per la comunità. In generale le industrie hanno reagito in modo molto pragmatico, cercando di continuare la produzione e salvaguardare i livelli occupazionali quando possibile, preparando scorte per la ripartenza, ripensando le politiche commerciali e progettando nuovi servizi e nuove modalità di lavoro per i tempi che verranno. I distributori da subito hanno distinto nettamente le vendite all’ingrosso – quasi sempre limitate a poche ore e gestite senza contatti fisici in negozio – da quelle al dettaglio, anche in questo caso privilegiando gli ordini via cellulare o WhatsApp in orari fissi, preparando i prodotti nel tempo più rapido possibile e consegnandoli direttamente al cliente. In molti casi si tratta di soluzioni temporanee per far fronte all’emergenza, in generale tutti hanno ben compreso che adesso è fondamentale far passare lo tsunami, archiviare un periodo disastroso nella sua eccezionalità e aspettare, come si dice, che dopo la tempesta torni nuovamente il sereno”.

E in futuro cosa rimarrà di questo periodo drammatico nell’evoluzione della filiera? “Il denominatore comune per gli operatori è la tecnologia: tutti hanno sviluppato una digitalizzazione forzata, che ha avuto il pregio di svelare il valore della tecnologia a un settore poco tecnologico e ancora molto analogico. Al di là dell’incremento eccessivo di tutte le attività digitali durante il lockdown, sia per lavorare che per informarsi e comunicare, proviamo per un momento a pensare come avremmo potuto gestire questa emergenza senza la tecnologia: i danni sarebbero stati enormemente superiori! Di questo certamente gli operatori sono consapevoli ed è per questo che non si tornerà indietro nel percorso di digitalizzazione. Probabilmente vivremo la ‘fase 2’, caratterizzata dalla prudenza e dal distanziamento sociale, come un periodo di prova, per poi arrivare a creare il giusto mix di fisico e virtuale, di comunicazione online e offline, che coinvolgerà reciprocamente industrie e agenti, rivenditori e clienti finali, artigiani e progettisti. Un settore sempre più vasto e sempre più ‘corto’, grazie all’uso della tecnologia”.

 

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