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Lavoro e occupazione: gli scenari futuri

  • 15 Ottobre 2020

Tra il 2020 e il 2024 il sistema economico italiano dovrà sostituire oltre 2,5 milioni degli attuali occupati, o perché questi ultimi avranno raggiunto l’età di pensionamento o per altre cause. Questo dato, sommato all’incremento (eventualmente anche negativo) degli occupati previsto in base ai possibili andamenti annuali del Pil, determinerà un fabbisogno complessivo compreso tra 1,9 e 2,7 milioni di lavoratori.

Lo evidenziano i risultati dell’ultimo aggiornamento del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali sviluppato da Unioncamere, che prende come base due possibili scenari per l’andamento (di espansione o di contrazione) dell’economia italiana: secondo lo scenario A, la crescita economica potrà generare nel quinquennio 2020-2024 –sebbene in maniera molto differenziata nei vari settori– un incremento rispetto al 2019 dello stock di occupati di circa 179.000 unità, mentre secondo il più pessimistico scenario B si prospetterebbe una flessione dello stock di occupati di circa 556.000 unità a fine quinquennio.

Nel dettaglio, nel quinquennio i settori privati esprimeranno un fabbisogno compreso tra 1,2 e 2 milioni di unità, per lo più determinato dal turnover di personale. La componente pubblica richiederà invece circa 720.000 lavoratori, assumendo un peso più significativo rispetto al recente passato.

Il fabbisogno di lavoratori autonomi si collocherà tra 400.000 e 600.000 unità, grazie alle sostituzioni che andranno a compensare la contrazione dello stock occupazionale previsto per questa componente. I lavoratori dipendenti, con una richiesta tra 1,6 e 2,1 milioni di unità tra 2020 e 2024, peseranno sul fabbisogno totale per una quota compresa tra il 77% e l’80% a seconda degli scenari.

A livello di ripartizione territoriale, sarà il Nord Ovest ad avere bisogno della quota maggiore di occupati (tra le 609.000 e le 844.000 unità, sempre a seconda dello scenario), seguito dal Nord Est (tra le 492.000 e le 665.000 unità), dal Mezzogiorno (500.000/661.000 unità) e, in misura minore, dalle regioni del Centro (361/527.000 unità).

 

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