La questione meridionale centocinquant’anni dopo

  • 26 Novembre 2018

Sono passati quasi centocinquant’anni da quando, nel 1873, il deputato Antonio Billia coniò l’espressione ‘questione meridionale’ per riferirsi al disagio economico e sociale che, un decennio dopo l’unità d’Italia, caratterizzava il Mezzogiorno in confronto alle altre regioni del Paese. Da allora, il problema non è mai stato definitivamente risolto e il divario tra Nord e Sud non è mai stato del tutto colmato.

Di questione meridionale, infatti, si è tornato a discutere il 1° agosto a Roma, durante la conferenza stampa di presentazione dell’ultimo rapporto SVIMEZ, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, dedicato alla situazione economica e sociale del Mezzogiorno. Il documento registra un triennio di crescita consecutiva delle regioni meridionali niente affatto scontato, trainato essenzialmente dal settore privato, ma sottolinea il rischio che, in carenza di politiche che sostengano adeguatamente l’apparato produttivo e ne favoriscano l’espansione, questo non riesca, per le sue dimensioni ormai ridotte, a garantire né l’accelerazione né il proseguimento di un ritmo di crescita peraltro insufficiente ad affrontare le emergenze sociali nell’area, che restano allarmanti e che riguardano la scarsa qualità dell’occupazione -soprattutto giovanile-, la povertà crescente, l’inefficienza dei servizi pubblici e il declino demografico.

Secondo valutazioni di preconsuntivo elaborate dalla SVIMEZ, nel 2017 il PIL (a prezzi concatenati) è aumentato nel Mezzogiorno dell’1,4%, con un incremento rilevante rispetto al 2016 (0,8%). Ciò nonostante, dopo sette anni di recessione interrotta, l’economia delle regioni meridionali, malgrado un triennio di crescita consolidata, sconta un forte ritardo non solo dal resto dell’Europa ma anche dal resto del Paese: il prodotto è ancora inferiore del 10% rispetto al 2007, un recupero inferiore a oltre la metà di quello registrato nel Centro-Nord (-4,1%).

Per quanto riguarda la domanda, e in particolare quella estera, i dati dei conti nazionali mostrano per il Mezzogiorno un aumento del 9,8% delle esportazioni a prezzi correnti, rispetto al 7,1% registrato per il resto del Paese: un dato che deriva anche dall’incremento particolarmente elevato delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati e coke in Sicilia (43,2%) e in Sardegna (29,6%). Al netto di tale settore, infatti, la crescita è stata solo del 4,3%, inferiore di circa due rispetto a quella registrata nel resto del Paese. Per quanto riguarda invece l’offerta, si segnala il forte recupero del valore aggiunto nel settore manifatturiero (5,8%) e, in misura assai minore, delle costruzioni (1,7%), il cui ritmo di crescita è tuttavia stato maggiore che nel resto del Paese.

Trova aziende e prodotti

Video - PPG