Quanto sono sostenibili le imprese italiane dopo il lockdown?

  • 16 Settembre 2020

Dal punto di vista delle loro condizioni economico-finanziarie, le imprese si dividono in tre gruppi: le “imprese in salute”, ovvero quelle pienamente sostenibili in termini di redditività, solidità economica e liquidità, le “imprese fragili”, caratterizzate da una redditività sostenibile ma da una solidità e/o liquidità insufficienti, e le “imprese a rischio”, cioè operanti in una situazione di redditività non sostenibile.

In Italia, nel periodo di ripresa ciclica successivo alla crisi finanziaria del 2008 (relativo al triennio 2011-2014), in tutti i principali macrosettori si è evidenziato un complessivo rafforzamento dei livelli di sostenibilità, grazie a una progressiva riduzione della quota di imprese a rischio (iniziata nel 2012 anche come effetto selettivo della recessione) e un incremento consistente del peso delle imprese sane. Questa dinamica è stata determinata da un ampliamento della frazione di imprese che presentavano un adeguato livello di solidità, favorita a sua volta dalla progressiva riduzione dell’esposizione finanziaria verso terzi.

Tuttavia, le imprese fragili sono ancora il gruppo con l’incidenza maggiore, con una quota sul totale che, in tutti i principali macrosettori, ha registrato un leggero calo solo nella fase 2016-2018, senza tornare ai minimi raggiunti prima dell’ultima recessione.
Per l’insieme delle società di capitale, nel periodo considerato la quota delle unità con livello di indebitamento non sostenibile risulta sempre superiore al 60%, mentre quella delle imprese con problemi di liquidità, sebbene in progressiva diminuzione, rimane comunque al di sopra del 43%. Nel 2018 all’interno delle imprese fragili, che nello stesso anno costituiscono circa il 45% del totale, tali quote erano rispettivamente pari al 87,5 e al 73,0%, con un incremento dell’incidenza di imprese che presentano problemi di adeguata correlazione tra le fonti di finanziamento e la struttura dell’attivo patrimoniale.

A seguito di queste dinamiche, nel 2018 la performance del sistema produttivo sembrava quindi poggiare su basi di sostenibilità più solide rispetto a dieci anni prima: sebbene il contributo maggiore al fatturato, al valore aggiunto e all’occupazione provenisse ancora dalla componente delle imprese fragili, nell’arco del periodo 2007-2018 si è notevolmente rafforzato l’apporto delle unità in salute (arrivato ai livelli massimi dal 2000), mentre si è registrato un deciso ridimensionamento del ruolo delle imprese a rischio, la cui quota si è dimezzata, tra il 2014 e il 2018, in termini sia di fatturato sia di occupati, portandosi intorno al 13-14%.

Il contesto strutturale su cui si innesta l’emergenza Covid-19 può fornire indicazioni sulla capacità di tenuta del sistema produttivo nei confronti della crisi appena iniziata. In generale, nell’ambito delle società di capitale i provvedimenti di lockdown hanno coinvolto il 42,8% del fatturato complessivo; quasi il 60% nei comparti di manifattura e costruzioni, mentre nel commercio e nei servizi la quota di fatturato generata da settori interessati dal lockdown è più bassa (rispettivamente 47,0 e 19,6%), a causa del minor numero di attività coinvolte dai provvedimenti di chiusura. Risalta come oltre un terzo del fatturato manifatturiero in comparti “chiusi” fosse generato da unità in salute (l’incidenza più elevata tra tutti i macrosettori) e circa la metà da imprese che nel 2018 si trovavano in condizioni di fragilità. Se da un lato questo può suggerire un certo margine per la capacità di tenuta delle imprese industriali nella fase di riapertura, nel caso delle attività commerciali e del terziario le condizioni appaiono più severe.

In sintesi, negli anni di ripresa ciclica (2014-2018), la componente più strutturata del sistema produttivo italiano, rappresentata dalle società di capitali, ha evidenziato un rafforzamento dei livelli di sostenibilità economico-finanziaria, con un generale incremento della quota di imprese in salute e una riduzione di quelle a rischio. Nella manifattura, tuttavia, alla fase di rallentamento economico (già emersa nel 2018) ha corrisposto un ridimensionamento in termini di quote di addetti e una minore incidenza del valore aggiunto generato da quelle in salute.

Il sistema produttivo italiano, alla vigilia della nuova fase recessiva generata dalla pandemia, si presentava rafforzato rispetto agli anni successivi alla crisi del debito sovrano. Nonostante questa accresciuta capacità di resilienza, tuttavia, molte delle attività colpite dai provvedimenti di chiusura amministrativa dovuti al Covid-19 presentavano già una situazione economico-finanziaria non particolarmente solida, considerando l’ampia quota di imprese caratterizzate, in particolare, da problemi di liquidità e di redditività.

 

leggi def

Trova aziende e prodotti

Video - Covema