Turismo, un'estate difficile per le strutture ricettive

  • 06 Gennaio 2020

I dati sulle vacanze dell’estate del 2019 diffusi a settembre da Federalberghi ci consegnano un quadro molto realistico della situazione che il paese sta vivendo.

A emergere è soprattutto la crescente preoccupazione economica, che si traduce in un aumento della propensione al risparmio e in una diminuzione del 9,5% del giro d’affari del turismo: pur non rinunciando a viaggiare, infatti, la maggior parte degli italiani è più attenta alle spese e sceglie di ridurre la durata dei propri soggiorni –con il mare sempre in vantaggio sulla montagna– per motivi economici. Inoltre, diminuisce il numero dei ‘vacanzieri’ che scelgono settembre come mese ideale per la propria vacanza principale, che quest’anno si attesta al 15,3% del totale, di contro al 19,5% del 2018.

Secondo le stime di Federalberghi, infatti, nel mese di settembre gli esercizi ricettivi italiani hanno accolto poco meno di 13 milioni di arrivi (più della metà dei quali provenienti dall’estero), per un totale di quasi 44 milioni di presenze. Sempre relativamente allo stesso periodo, in termini di provenienza la Germania si colloca al primo posto con più di 8,5 milioni di arrivi, staccando di parecchio Stati Uniti (al secondo posto con 2 milioni di arrivi), Regno Unito (al terzo posto con 1,8 milioni) e Francia (in quarta posizione con 1,5 milioni di arrivi). A seguire, Austria (1,2 milioni), Paesi Bassi (930.000), Russia (640.000), Polonia (600.000), Spagna (580.000) e Cina (510.000).

In termini occupazionali, le ‘vacanze a settembre’, dovrebbero invece garantire quasi 338.000 posti di lavoro, con 285.400 lavoratori dipendenti occupati in alberghi, residence e villaggi, 34.900 in affittacamere e case per ferie, 13.600 nei campeggi, 2.500 nei rifugi di montagna, 1.300 negli ostelli e 280 negli agriturismi.

 

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