Vernici, l’età del distacco consapevole

  • 04 Ottobre 2017

Com’era prevedibile per via di una situazione generale che in tutta Italia e in tutti i settori non segnala particolari entusiasmo e fiducia, anche nel nostro ‘piccolo’ mondo delle vernici l’andamento del mercato e le aspettative delle aziende per i mesi a venire restituiscono la fotografia di un generale stato di attesa: che la situazione complessiva del Paese possa finalmente migliorare, che l’edilizia trovi finalmente nuovo vigore, che i consumatori (che i dati statistici dicono abbiano ripreso a risparmiare) decidano una buona volta di investire con più convinzione anche nella casa ‘bene-rifugio’ e non solo in prodotti tecnologici, food, auto e abbigliamento, che il grande disordine e la grande crisi di questi ormai quasi dieci anni finiscano e lascino rinascere una nuova stabilità e un nuovo ordine delle cose.

La nostra convinzione è che, purtroppo, non accadrà nulla di tutto questo; il contesto in cui oggi le aziende e gli operatori si trovano a lavorare è ‘lo’ scenario, l’unico possibile e l’unico di riferimento. Non ne esistono altri e la sensazione è che a questo ci si debba abituare e su questo vadano fatte tutte le valutazioni per qualunque strategia e qualunque obiettivo ci si voglia porre nel medio/lungo periodo. È come se molte aziende vivessero in una situazione di cui si sentono spettatrici esterne, e di cui cercano di seguire le ‘correnti’ anziché risalirle per trovare un mare più pescoso.

Il rincaro delle materie prime ha costretto quasi tutti a ritoccare i listini per recuperare redditività e la mancanza di domanda ‘obbliga’ a guardare con attenzione ai prodotti per interni, vista la crisi endemica della cantieristica. Le parole chiave, in generale, sono privato per quanto riguarda i consumi, specializzazione per quanto riguarda la distribuzione e qualità per quanto riguarda l’offerta di prodotti e servizi, anche se quest’ultima si trova a fare i conti con una domanda che tende invece a sostenere i prodotti di basso prezzo e di contenuto tecnologico medio, alimentando il sospetto che essa diventi così un vero valore aggiunto e un fattore discriminante solo per i rivenditori altamente professionali, quelli che le aziende maggiormente coinvolgono nei processi di presidio del canale distributivo e per il raggiungimento di risultati importanti in termini di fatturato, fidelizzazione dei clienti, incremento delle quote di mercato.

 

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